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VULCANO DELL'ARTE
Xu Hongfei

Zafferana Etnea, Catania
Agosto 2013

 

Immaginiamo per un attimo di entrare in una dimensione nuova, fantastica ed audace, in sottofondo musica di giostre. Immaginiamo di guardare noi stessi e gli altri con occhi nuovi, freschi, gioiosi, gli occhi di un artista, gli occhi del Maestro Xu Hongfei: ecco allora la realtà diventerebbe ipertrofica, ogni cosa si dilaterebbe oltremisura, il pianeta stenterebbe a contenerci tutti, quasi si annullerebbero le differenze degli uni con gli altri e tutto sarebbe smisuratamente tanto, forse troppo diremmo, disorientati e spaventati dall’oltre-limite. Ma l’Arte sa spingersi oltre, sa varcare tutte le soglie e parla un linguaggio universale. L’Arte è duttile, malleabile, è finzione, funzione, inganno, è segno, sogno, è materia, senso, è mezzo, tramite, l’arte avvicina ed allora può capitare e, guardatevi attorno, è capitato, che un’artista cinese, uno scultore, si allontani, fisicamente ed emotivamente, dal suo Oriente per avvicinarsi al nostro Occidente ed avvicinandosi trascina anche noi con i suoi mezzi, cioè le sculture, in una dimensione di gioco, di divertimento, di spensieratezza, di infanzia come quando da bambini tutto inevitabilmente appare grande e sproporzionato.
Xu Hongfei sovverte i canoni di bellezza, rivoluziona i codici estetici, ironizza, ammicca, svela, annulla le distanze, conquista lo spettatore e lo fa interagire con l’opera d’arte, strappandogli un sorriso ed uno scatto fotografico. Non c’è e non può esserci in Xu Hongfei la maestosa classicità che si avverte di fronte ad una statua greca o il vibrante turbamento al cospetto di un’opera michelangiolesca, né la sublime bellezza che si ha davanti ad una scultura di Canova, piuttosto il pensiero va al pittore e scultore colombiano Fernando Botero, notissimo in tutto il mondo per le sue figure e composizioni dalle proporzioni generose. Mentre in Botero però è la realtà stessa ad essere deformata e lui la racconta dettagliatamente ma come se la osservasse attraverso un filtro in grado di azzerare il coinvolgimento emotivo dell’artista, in Xu Hongfei lo spettatore può empaticamente riconoscere donne che compiono azioni, a nostro dire, comuni ma in maniera straordinaria. Tali immagini, fresche e gioviali, vanno a scombinare la tradizionale e stereotipata raffigurazione delle donne orientali per restituircele in una caricaturale ed ilare monumentalità che le pone tuttavia in armonia con sé stesse, e con lo spazio. L’artista, infatti, compie un’azione inversamente proporzionale, nell’espandere le forme sembra alleggerirle, nel dilatare i volumi racchiude l’essenza delle donne che esprime nella disinvoltura dei loro atteggiamenti e nella trasparenza degli sguardi. Le donne di Xu Hongfei sono belle perché semplici, perché enormemente piene e generatrici di sentimenti positivi, prosperose perché rigogliose, abbondanti perché fertili. Se ne vanno spigliate in bicicletta, portano sostenute il loro cane a spasso non curandosi dei pensieri altrui, fanno sport appassionate e con dedizione prorompentemente s-coperte da abiti succinti, consapevoli della loro personalità non temono il confronto con donne slanciate e longilinee, esprimono la loro innocenza nel giocare con i bambini ma sanno anche essere amanti voluttuose che attendono con pazienza il loro compagno nelle calde sere estive e quando danzano con lui sanno regalargli una romantica ed indimenticabile emozione. Tutto ciò Xu Hongfei lo sa bene e rompendo quegli schemi e preconcetti tradizionali dei quali siamo costantemente bersagliati e bersaglio, propone, attraverso un linguaggio artistico che fa riferimento all’Occidente, un messaggio dal forte legame con la tradizione e cultura orientale e che è ben sintetizzato nel pensiero del Maestro Liezi: <<Il mio corpo è unito al mio centro, il centro è unito all'energia, l'energia è unita allo spirito universale, lo spirito universale è unito al mio essere>>.

 

 

Laura Cavallaro